Il progetto Le vie del castagno

La superficie interessata dal castagno in Toscana ammonta a 176.900 ettari   anche se quella effettivamente coltivata per il frutto è di 15.500 ettari con numerose produzioni Dop e Igp ( il numero maggiore in Italia ). Le superfici abbandonate dove sarebbe possibile produrre castagne e marroni è stimata in altri 16.600 ettari.La superficie utilizzata come cedui è invece circa 135.000 ettari e 9.000 sono di fustaie. Sono dati non recentissimi ma che fanno ben capire l’importanza ambientale ed economica di questa coltivazione.

Come sottolineato nel Piano del settore castanicolo del Ministero per le Politiche Agricole e Forestali le opportunità per questo comparto della nostra economia sono notevoli : dalla multifunzionalità della castanicoltura, al recupero dei castagneti da frutto abbandonati in aree vocate, dal marketing territoriale allo stretto legame del prodotto con i valori tradizionali.

E’ quindi necessario tutelare le aree castanicole, incentivare le certificazioni di qualità, favorire il consumo di prodotti castanicoli e il potenziamento di una filiera locale per l’utilizzo del legno di castagno a fini artigianali ed energetici.

Il piano del Mipaf, per quanto riguarda il marketing territoriale, la valorizzazione e la multifunzionalità del castagno propone , tra le altre cose, “l’informazione e divulgazione diretta e incentivazione della messa in rete di tutte le iniziative volte a far conoscere prodotti italiani di qualità e i marchi di tutela e garanzia(…) il sostegno e incentivazione delle iniziative culturali e didattiche che riguardano il castagno” e infine “ la promozione turistica del territorio realizzando e/o valorizzando : musei ed ecomusei del castagno, parchi ricreativi con presenza di castagni monumentali, itinerari naturalistici e didattici nei castagneti, sagre e manifestazioni gastronomiche dedicate al castagno, guide turistiche e gastronomiche locali , utilizzando sia i mezzi tradizionali che quelli più innovativi”. Nella stessa direzione vanno anche le politiche regionali della Toscana sulla castanicoltura : “ Promuovere la cultura del castagno non solo dal punto di vista della produzione frutticola e legnosa ma anche sostenere e promuovere verso un pubblico sempre più vasto il castagno e i suoi prodotti da un punto di vista artistico, culturale, ambientale , paesaggistico ed enogastronomico(…) collegare, organizzare e valorizzare i musei, gli ecomusei, le strade dei marroni e delle castagne, le strade dei sapori, ecc”.

 

In questo quadro si inserisce la proposta di una rete di Vie del castagno a livello regionale toscano che tocchi tutte le aree più importanti dal punto di vista produttivo per la presenza di marchi di qualità, di tradizioni locali consolidate, di realtà paesaggistiche e culturali di rilievo, con l’utilizzo di segnaletica tradizionale e di tecnologie nuove (App o altro) capaci di dialogare con strumenti di comunicazione e informazione oggi molto diffusi (telefonini, Smartphone, Ipad, etc).
Esistono in Toscana alcune esperienze interessanti di valorizzazione di singole realtà territoriali come, ad esempio, la “Strada del Marrone ” a Marradi in Alto Mugello attiva fin dal 2005 e che fa parte della federazione delle strade del Vino, dell’Olio e dei Sapori.

La nostra iniziativa si integra perfettamente con gli scopi di queste associazioni e ci auguriamo che possa contribuire a dare un respiro regionale ad un settore che merita la stessa attenzione di altri comparti della nostra agricoltura.

Il nostro progetto generale si cala poi nelle varie realtà locali con l’attivazione di varie misure del Psr da parte di soggetti pubblici e privati utili a raggiungere gli obiettivi di valorizzazione del castagno dal punto di vista economico, ambientale e culturale inserendolo anche in un paniere più generale di prodotti di eccellenza.

“La castanicoltura della Regione Toscana punta alla valorizzazione delle diverse tipicità regionali, essendo legata al territorio, alla qualità, alla filiera dei prodotti e i castagneti, essendo boschi coltivati e curati dall’uomo hanno un elevato valore paesaggistico e ambientale”.

Sempre nello studio del Ministero dell’agricoltura e foreste si sottolinea come “ dimensione ambientale, dimensione culturale e dimensione sociale costituiscono il complesso delle risorse turistiche ovvero l’elemento centrale di attrazione del territorio e fondamentale per invogliare il turista/consumatore a raggiungere il luogo, a queste si affianca sempre più il complesso delle risorse commerciali, siano esse di natura agroalimentare che artigianale espressione fondamentale delle tipicità del luogo”. Il castagno svolge e può svolgere più funzioni in questa direzione, oltre al ruolo produttivo infatti riveste un ruolo naturalistico di tutela della biodiversità, paesaggistico con valori estetici importanti (“La grande varietà di paesaggi del castagno può rappresentare per l’Italia un importante risorsa anche per il turismo” ), ricreativo e didattico rivolto a varie fasce di popolazione.

“La valorizzazione delle “selve castanili” , oltre a ripristinare le potenzialità produttive legate al frutto e al legname, deve essere mirata a riqualificare e tutelare i segni della cultura, delle testimonianze delle tradizioni locali, delle componenti naturali e degli elementi antropici caratterizzanti un territorio”.
L’importanza del castagno trova una sua conferma anche nel numero delle certificazioni presenti nella nostra regione con Dop e Igp senza uguali in Italia ( 3 dop e igp sul marrone e la castagna, 2 sulla farina e una sul miele e altre in itinere).

Cerchiamo però di capire cosa significa tutto ciò dal punto di vista economico e occupazionale che è essenziale per la permanenza delle aziende in zone montane. Secondo uno studio di Arsia di alcuni anni fa il reddito medio per ettaro era di 1800/2000 euro che ,considerato i 15.500 ettari stimati per la produzione di frutti, fanno un fatturato tra i 27 e i 30 milioni di euro. In realtà le potenzialità del settore sono ben più consistenti soprattutto quando parliamo di prodotti certificati.

In generale il recupero di aree vocate oggi non coltivate in tutta la regione potrebbe portare ad un raddoppio delle potenzialità economiche del settore (nel 1950 la produzione toscana di castagne e marroni ammontava a circa 100.000 tonnellate ovvero 1/3 della produzione nazionale) che aumenterebbero sensibilmente con l’incremento della quota di prodotti dop o Igp, che riescono a spuntare sul mercato prezzi molto remunerativi per gli agricoltori.

Il nostro progetto vuol quindi essere un piccolo tassello che si inserisce in una proposta più generale di valorizzazione del castagno che dovrà interessare la prossima programmazione del Psr 2014-20 e anche la legislazione nazionale (in parlamento è in discussione una proposta di legge dal titolo “norme per la salvaguardia e il ripristino dei castagneti”) per sottolineare il peso economico di questa coltivazione, sia per i frutti che per il legno, l’importanza paesaggistica e ambientale e, non ultima, l’importanza culturale strettamente legate alla sopravvivenza dell’uomo in montagna. Nel corso dei secoli la dieta alimentare delle popolazioni montane è stata rappresentata proprio dalle castagne e dalla farina di castagne che hanno generato una tradizione gastronomica unica nel suo genere.

Fino ad ora abbiamo sottolineato l’importanza di marroni e castagne ma anche la lavorazione del legno può aprire interessanti prospettive per la realizzazione di manufatti artigianali(dai semplici pali ai mobili) molto richiesti dal mercato e per l’utilizzo energetico degli scarti di lavorazione ( in passato non dimentichiamo l’uso che è stato fatto del castagno per la produzione di tannino).

Il castagno che ha caratterizzato la programmazione leader fin dall’inizio, continuerà, anche in futuro ad essere un elemento distintivo della nostra azione per lo sviluppo delle aree rurali e montane.

2015 - le vie del castagno